Il 23 novembre 2020 si è svolto il primo webinar del progetto FARM-INN durante il quale sono stati presentati ad un’ampia platea di studenti e ricercatori il piano sperimentale, gli obbiettivi e i primi risultati riguardanti due delle principali tematiche al centro del progetto di ricerca: LA GENETICA ANIMALE, con la valutazione delle proprietà tecnologiche e funzionali della variante A2 della β-caseina e L’ALIMENTAZIONE ANIMALE, con l’impiego nella dieta delle bovine di additivi alimentari in grado di ridurre nel latte il contenuto di micotossine.

Mercoledì 11 novembre 2020, grazie all’organizzazione dell’Associazione Ars.Uni.Vco, si è tenuto un webinar di presentazione dei primi risultati del progetto IALS ottenuti da 18 ricercatori provenienti dalle tre Università statali italiane di Milano,Tuscia e Napoli.

L’evento, moderato dalla prof.ssa Anna Gaviglio dell’Università degli Studi di Milano – Vespa e referente scientifica del progetto, ha avuto ben 120 partecipanti. I saluti di apertura e benvenuto sono stati riservati alla dott.ssa Valentina Cairo Project Manager di AGER- Agroalimentare E Ricerca, al dott. Gianmauro Mottini Presidente della Federazione Interregionale Piemonte e Valle d'Aosta dei Dottori Agronomi e Forestali e al dott. Alessandro Prina delegato dell’Istituto Agrario Fobelli di Crodo. 

La prof.ssa Gaviglio ha illustrato gli obiettivi di IALS, che si avvale di un gruppo di ricerca multidisciplinare per sostenere la filiera produttiva lattiero-casearia di montagna valorizzando le sue produzioni di alta qualità con la finalità di potenziare la sostenibilità e la resilienza delle attività agro-zootecniche. Si vuole determinare, tracciare e comunicare le caratteristiche dei diversi sistemi di allevamento basati su pascolo ed erba fresca sfalciata in termini di unicità dei prodotti latte e formaggio. La stima della disponibilità dei consumatori a pagare maggiormente un prodotto, sostenendo l'agricoltura montana attraverso il consumo di formaggi locali, contribuirà a migliorare la consapevolezza del consumatore sull’importanza di prodotti salubri con elevato valore nutraceutico e ad allineare la pianificazione delle politiche per la montagna alle richieste dei consumatori. (scarica la presentazione

I ricercatori hanno poi illustrato le attività dei diversi gruppi, che di seguito riportiamo insieme ad una sintesi dell'intervento con relativa presentazione.

 

Erba di montagna: una dieta ideale per le bovine da latte, di Donata Cattaneo – Università degli studi di Milano. Gruppo di ricerca: D. Cattaneo, G. Savoini, Università degli studi di Milano

L’alimentazione al pascolo basata sul consumo di erba fresca può comportare notevoli vantaggi sia in relazione al benessere degli animali che alle caratteristiche nutrizionali e funzionali dei prodotti. Pascolo ed erba fresca sono una fonte naturale di acidi grassi essenziali poli-insaturi, precursori di componenti lipidici del latte con elevato valore nutrizionale, come gli acidi grassi poli-insaturi n-3 e i CLA. Le diete a base di erba fresca di montagna possono quindi arricchire il latte di componenti bioattivi in modo naturale ed economico. I risultati presentati hanno confermato le differenze composizionali fra diete estive a base di erba fresca e diete invernali nelle due aziende di montagna coinvolte nel progetto IALS. (scarica la presentazione)

 

Il valore nutrizionale del latte e dei formaggi di montagna di Federica Bellagamba – Università degli studi di Milano. Gruppo di ricerca: F. Bellagamba, A. Lopez, T. Mentasti, Università degli studi di Milano

L’analisi degli acidi grassi nel formaggio ha fornito informazioni importanti riguardo il suo valore nutrizionale e la sua origine in modo da distinguere una produzione di formaggio estivo da una invernale o basata sulla pratica dell’alpeggio. La peculiarità che caratterizza la produzione estiva di formaggio è stata l’alimentazione a base di erba fresca: di sfalcio fresco studiata in un'azienda e di solo pascolo studiata in un'altra azienda. Si sono viste differenze significative del contenuto degli acidi grassi tra latte estivo ed invernale e complessivamente un valore nutrizionale migliore del latte estivo. Il consumo di foraggio fresco ha determinato nei formaggi un maggior contenuto di acidi grassi con impatto positivo sulla salute del consumatore. (scarica la presentazione)

 

Valutazione nutraceutica dei formaggi di montagna di Pier Paolo Danieli – Università della Tuscia. Gruppo di ricerca: P. P. Danieli, B. Ronchi, U. Bernabucci, L. Basiricò, Università della Tuscia

Il latte è composto da un’ampia gamma di proteine che possono generare peptidi dotati di attività biologica come i biopeptidi ACE-inibitori per i quali è accertata una certa attività anti-ipertensiva. Nell’ambito del progetto IALS s’è voluto studiare il potenziale ACE-inibitore dei peptidi presenti in estratti acquosi di formaggi di montagna in relazione alle aziende produttrici (due aziende piemontesi) e alla stagione di produzione (estiva vs. invernale). I risultati ottenuti sono incoraggianti: con una IC50 media pari 2,3 µg di peptidi per mL di estratto dai formaggi, i prodotti testati si collocano nel range di quelli potenzialmente interessanti sotto il punto di vista nutraceutico. Sono state inoltre osservate differenze tra le aziende e in base alla stagione di produzione, differenze probabilmente legate alla differente genetica degli animali in produzione, alla gestione dell’allevamento, alla disponibilità di foraggi freschi o di pascolo e presumibilmente anche alle pratiche di caseificazione. Ulteriori indagini sono in corso per valutare altri aspetti nutraceutici che possano consentire una migliore valorizzazione dei prodotti caseari di montagna. (scarica la presentazione)

 

Sostenere l'agricoltura di montagna grazie alla certificazione “Prodotto di montagna”: un approccio metodologico attraverso gli esperimenti di scelta di Chiara Mazzocchi – Università degli studi di Milano. Gruppo di ricerca: C. Mazzocchi, G. Sali, Università degli studi di Milano

Obiettivo dello studio è stato di valutare la disponibilità dei consumatori a pagare per un formaggio tipico di montagna con diverse caratteristiche di produzione sostenibile, tra cui il marchio di “Prodotto di Montagna”, utilizzando l’approccio degli Esperimenti di Scelta. I principali risultati confermano l'interesse degli intervistati per l'etichetta di “Prodotto di Montagna”, probabilmente per il rinnovato interesse dei consumatori per un processo produttivo rispettoso dell'ambiente e perché il territorio montano è percepito come portatore di valori positivi. Altri risultati emersi dallo studio sono stati la sensibilità dei giovani al tema del marchio “Prodotto di Montagna” e del benessere animale, suggerendo un target interessante a cui indirizzare strategie di marketing innovative. (scarica la presentazione)

 

Valorizzazione dei formaggi d’alpeggio: strategie di comunicazione per prodotti unici di Eugenio Demartini – Università degli studi di Milano. Gruppo di ricerca: A. Gaviglio, E. Demartini, M. E. Marescotti, R. Filippini, Università degli studi di Milano; F. Verneau, F. La Barbera, M. Amato, Università degli Studi di Napoli Federico II

I formaggi di montagna vengono prodotti da aziende uniche, del tutto diverse dai caseifici tipicamente presenti nelle zone di pianura, utilizzando processi tradizionali, risultato di una forte specializzazione e del legame con il territorio. La produzione dei formaggi di montagna segue inoltre le stagioni e per questo si possono distinguere formaggi invernali ed estivi. Obiettivo della ricerca è stato di valutare le differenti disponibilità a pagare per prodotti realizzati in stagioni differenti, testando l’effetto di diverse informazioni e loghi sulle preferenze del consumatore. E' stata svolta un’asta online rappresentativa della popolazione italiana che ha dimostrato che l’informazione razionale sul benessere animale garantito nella stagione estiva aumenta sensibilmente la disponibilità a pagare dei consumatori. Meno efficaci sono invece i loghi, che comunque possono contribuire a valorizzare il prodotto montano. (scarica la presentazione)

 

A cura di Ars.Uni.Vco

La presenza di una colorazione gialla in corrispondenza dell'opercolo e della mascherina frontale di orata viene di norma associata ad una migliore qualità del prodotto ittico allevato. Quali possono essere gli effetti di ingredienti convenzionali, come le farine vegetali, o innovativi, come quelli studiati dal progetto SUSHIN, che mirano a sostituire le proteine della farina di pesce, sulla pigmentazione dei pesci?

Se l’autunno sarà caldo come lo sono state le altre stagioni, il 2020 diventerà l’anno più caldo che si sia mai avuto in Italia dall’inizio dell’Ottocento (da quando si hanno a disposizione serie di misure strumentali della temperatura dell’aria), andando così a infrangere un record che nel corso del corrente decennio è già caduto ben tre volte (2018, 2015 e 2014).

La produzione di insetti a scala industriale ha attratto l'attenzione della ricerca e dell'industria come una promettente fonte di proteina nei mangimi animali, così come per la dieta umana. La presenza di questi nuovi ingredienti porta con sé la necessità di innovare le tecniche per la loro tracciabilità in mangimi e cibo. Le tecniche di biologia molecolare forniscono validi strumenti per identificare la presenza di insetti. I ricercatori del Dipart. di Scienze Agroalimentari, Ambientali e Animali dell'Università di Udine ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo "Molecular approach for insect detection in feed and food: the case of Gryllodes sigillatus" sulla prestigiosa rivista European Food Research and Technology, a nome di E. Daniso, F. Tulli, G. Cardinaletti, R. Cerri, E. Tibaldi (doi:  10.1007/s00217-020-03573-1).
 

L'articolo si può leggere dal sito internet di European Food Research and Technology seguendo questo link.